L'isola del Manifesto e il porto romano
Nell'arcipelago pontino, a circa 50 chilometri dalla costa laziale, Ventotene è una minuscola isola di origine vulcanica, lunga meno di tre chilometri, con un paese tranquillo e colorato, calette di sabbia scura e scogli e un mare cristallino, tutelato da una riserva marina. La sua storia è straordinaria. In epoca romana l'imperatore Augusto vi costruì una lussuosa villa, Villa Giulia, i cui resti si possono visitare sulla punta dell'isola, e dove esiliò la figlia Giulia, accusata di adulterio; anche altre donne della famiglia imperiale furono confinate qui. I Romani scavarono inoltre nel tufo uno straordinario porto, ancora in uso oggi, con banchine, anelli d'ormeggio e magazzini scavati nella roccia, e un ingegnoso sistema di cisterne per la raccolta dell'acqua piovana.
Di fronte a Ventotene si trova l'isolotto di Santo Stefano, con l'imponente carcere borbonico costruito nel 1795 con una pianta a ferro di cavallo a "panopticon", in cui ogni cella poteva essere sorvegliata dal centro, rimasto in funzione fino al 1965 e in corso di restauro. Durante il fascismo Ventotene fu luogo di confino per gli oppositori politici: qui, nel 1941, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, con il contributo di Eugenio Colorni, scrissero il "Manifesto di Ventotene", "Per un'Europa libera e unita", considerato uno dei testi fondatori dell'idea federalista europea e dell'Unione Europea. Ventotene è anche un'importante tappa per gli uccelli migratori, che vi sostano durante la traversata del Mediterraneo, e un osservatorio ornitologico li monitora.
Consiglio: visitate il porto romano e Villa Giulia; fate un giro in barca intorno a Santo Stefano per vedere il carcere dal mare.
Dove si trova
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