Il pavimento musivo con l'albero della vita
Otranto, la città più orientale d'Italia, si affaccia sul Canale d'Otranto, dove l'Adriatico incontra lo Ionio, con le montagne dell'Albania visibili nelle giornate limpide. Il suo centro storico di case bianche, racchiuso dalle mura e dominato dal Castello Aragonese, guarda un piccolo porto dall'acqua turchese. La sua storia è segnata da un evento tragico: nel 1480 i turchi ottomani assediarono e conquistarono la città, e circa 800 abitanti che si rifiutarono di convertirsi all'Islam furono decapitati sul colle della Minerva. I Martiri di Otranto sono stati proclamati santi nel 2013, e i loro teschi e ossa sono conservati in teche di vetro in una cappella della cattedrale, una vista profondamente toccante.
La cattedrale custodisce uno dei più grandi tesori dell'arte medievale in Italia: un immenso pavimento musivo che copre tutta la navata, le navate laterali e l'abside, realizzato tra il 1163 e il 1165 da un monaco di nome Pantaleone. Al centro un enorme Albero della Vita, poggiato su due elefanti, si ramifica fino all'abside, e intorno si sviluppa una straordinaria enciclopedia del mondo medievale: scene dell'Antico Testamento, Adamo ed Eva, l'arca di Noè, la torre di Babele, i mesi dell'anno con i segni zodiacali, animali fantastici, mostri, la leggenda di Alessandro Magno e perfino re Artù a cavallo di una capra.
Consiglio: il mosaico si ammira meglio dal fondo della chiesa; d'estate le spiagge a sud della città, come la Baia dei Turchi, sono splendide.
Dove si trova
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