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N. 365 di 1001 · Emilia-Romagna

Canossa

La rocca dell'umiliazione dell'imperatore

Sulle colline dell'Appennino reggiano, su uno sperone di arenaria bianca che si alza sopra i calanchi, sorgono le rovine del Castello di Canossa, un luogo entrato nella storia e nel linguaggio: l'espressione "andare a Canossa" significa ancora oggi, in molte lingue, umiliarsi davanti a un avversario. Nell'XI secolo il castello era la roccaforte dei Canossa e della grande contessa Matilde di Canossa, una delle donne più potenti del Medioevo, che governava un vasto territorio dalla Lombardia alla Toscana e sostenne il papa nel conflitto con l'imperatore noto come lotta per le investiture.

Nel gennaio 1077 papa Gregorio VII, ospite di Matilde, si trovava nel castello quando arrivò l'imperatore Enrico IV, da lui scomunicato, a chiedere perdono: secondo le cronache l'imperatore attese per tre giorni e tre notti nella neve, fuori dalla porta del castello, scalzo e vestito da penitente, prima che il papa accettasse di riceverlo e togliergli la scomunica, un evento che simboleggiò la supremazia del potere spirituale su quello temporale. Del castello, distrutto nel Duecento, restano oggi solo i ruderi, con resti delle mura e la cripta della chiesa, e un piccolo museo dedicato alla sua storia e a Matilde. Dalla cima la vista spazia sui calanchi e sull'Appennino. Vicino, il ben conservato castello di Rossena, della stessa epoca, fa parte anch'esso del circuito dei "castelli matildici".

Consiglio: abbinate Canossa al castello di Rossena e alla Pietra di Bismantova; i calanchi sono bellissimi al tramonto.

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