L'eremo più grande della Majella, scavato nella roccia
La Majella, la grande montagna d'Abruzzo, fu chiamata da Petrarca la "domus Christi", la casa di Cristo, per i numerosi eremi che eremiti e monaci scavarono nelle sue rocce nel Medioevo, cercando la solitudine e la vicinanza a Dio. Il più grande e importante è l'Eremo di Santo Spirito a Majella, nel comune di Roccamorice, incastonato in una valle selvaggia a circa 1.100 metri, tra faggete e pareti di roccia. Fondato forse nell'XI secolo, fu restaurato e ampliato nel XIII secolo da Pietro da Morrone, il futuro papa Celestino V, che vi visse per qualche tempo con i suoi seguaci e ne fece uno dei centri della sua congregazione, i Celestini.
L'eremo è in parte costruito e in parte scavato nella parete di roccia, su più livelli, con una chiesa, le stanze dei monaci, la casa del priore, terrazze e orti. Uno dei luoghi più suggestivi è la "Scala Santa", una ripida scalinata scavata nella roccia che porta alla piccola Cappella della Maddalena e agli ambienti superiori, da cui la vista spazia sulla valle. Nel Seicento l'eremo fu ampliato dal principe Marino Caracciolo, che vi fece costruire stanze per il proprio ritiro. A breve distanza si trova un altro eremo suggestivo, San Bartolomeo in Legio, incastonato sotto una sporgenza di roccia e raggiungibile con un sentiero e gradini scavati nella parete. La zona fa parte del Parco Nazionale della Majella e di un Geoparco Mondiale UNESCO.
Consiglio: verificate gli orari, perché l'eremo è aperto soprattutto d'estate e nei fine settimana; abbinatelo a San Bartolomeo in Legio.
Dove si trova
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