Il borgo abbandonato ai piedi di una roccia a forma di mano
Nell'entroterra di Melito di Porto Salvo, all'estremo sud della Calabria, a pochi chilometri dal mare, appare uno degli spettacoli più suggestivi e misteriosi del Sud Italia: il borgo abbandonato di Pentedattilo, costruito ai piedi di un'enorme rupe di arenaria rossastra, le cui punte, erose dal vento e dalla pioggia, sembrano le cinque dita di una mano gigante alzata verso il cielo, da cui deriva il nome, dal greco "pente daktylos", cinque dita. Le case di pietra, molte in rovina, si aggrappano alla base della rupe, tra fichi d'India, agavi e piante selvatiche, in un paesaggio di grande bellezza.
Il borgo è legato a una leggenda sanguinosa, la "Strage degli Alberti": la notte di Pasqua del 1686 il barone Bernardino Abenavoli, signore di un paese vicino, innamorato di Antonietta Alberti, figlia del marchese di Pentedattilo, promessa a un altro, entrò nel castello con i suoi uomini e sterminò la famiglia, rapendo la giovane; secondo la leggenda la rupe è la mano dell'assassino, e nelle notti di tempesta si sentono ancora le urla delle vittime. Dopo il terremoto del 1783 il borgo cominciò a essere abbandonato, e negli anni Sessanta gli ultimi abitanti si trasferirono nel nuovo paese più in basso. Negli ultimi anni associazioni e giovani lo hanno riportato in vita, restaurando alcune case, aprendo botteghe artigiane e organizzando il Pentedattilo Film Festival, festival internazionale di cortometraggi. Camminare tra i suoi vicoli silenziosi è un'esperienza indimenticabile.
Consiglio: andateci al tramonto, quando la rupe si accende di rosso; indossate scarpe comode, perché i sentieri tra le rovine sono irregolari.
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