La sfoglia di Romagna
Non c'è simbolo della Romagna più amato della piadina, una sottile focaccia rotonda che il poeta Giovanni Pascoli, romagnolo, definì "il pane, anzi il cibo nazionale dei Romagnoli". Nata come pane povero di contadini e pescatori, cotto velocemente in casa senza lievitazione, si fa con ingredienti semplici: farina, strutto o olio d'oliva, sale e acqua, a volte con un po' di bicarbonato o latte. L'impasto viene steso in dischi e cotto sul "testo", una piastra un tempo di terracotta e oggi di ghisa, finché si copre di macchie dorate e brune. Dal 2014 la Piadina Romagnola è tutelata dalla denominazione IGP.
Ogni zona ha la sua versione: a Rimini e nel sud della Romagna è più sottile, larga e morbida, mentre a Forlì, Ravenna e Cesena è più spessa e friabile. Si mangia calda, piegata a metà e farcita: il ripieno classico è lo squacquerone, un formaggio fresco e morbido romagnolo, con la rucola, oppure il prosciutto crudo, ma anche salame, salsiccia alla griglia, verdure saltate, o dolce, con marmellata o crema al cioccolato. Il cassone, o crescione, è una variante piegata e chiusa come un grande raviolo, ripiena di pomodoro e mozzarella, erbe o patate. La piadina si vende ovunque in Romagna nei "chioschi", i piccoli chioschi colorati lungo le strade e il lungomare, dove le "piadinare" la preparano sotto i vostri occhi.
Consiglio: provatela in un chiosco lungo la strada, appena fatta; l'abbinamento classico è squacquerone, rucola e un bicchiere di Sangiovese.
Dove si trova
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