Il borgo mediceo in pietra bianca rinato con l'albergo diffuso
Su un colle a circa 1.250 metri, al margine dell'altopiano di Campo Imperatore, Santo Stefano di Sessanio è uno dei borghi medievali più belli e meglio conservati d'Abruzzo, uno dei "Borghi più belli d'Italia". Costruito interamente in pietra calcarea bianco-grigia, con case strette l'una all'altra, archi, scale esterne, logge e passaggi coperti, fu per secoli un centro della transumanza e del commercio della lana: dal 1579 appartenne ai Medici di Firenze, che acquistarono la baronia per controllare la produzione della lana "carfagna", una lana grezza e scura che veniva venduta a Firenze, e il loro stemma si vede ancora sulla porta del borgo. Con il declino della transumanza nel Novecento il paese si spopolò quasi completamente.
La sua rinascita cominciò alla fine degli anni Novanta, quando l'imprenditore italo-svedese Daniele Kihlgren acquistò molte case abbandonate e creò Sextantio, uno dei primi e più famosi "alberghi diffusi" d'Italia, un albergo sparso nel borgo, restaurato nel rispetto dei materiali originali, degli arredi antichi e dei mestieri tradizionali, diventato un modello di turismo sostenibile. Il simbolo del paese, la torre medicea, crollò con il terremoto del 2009 ed è stata poi ricostruita. Santo Stefano è famoso anche per le sue lenticchie, piccole e saporite, coltivate sull'altopiano ad alta quota, che si servono nei ristoranti del borgo in zuppe con castagne o funghi.
Consiglio: trascorrete una notte nell'albergo diffuso; assaggiate la zuppa di lenticchie locali; abbinate la visita a Rocca Calascio, a pochi chilometri.
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